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PierFilippiche

Postulato che noi antarchici non siamo coinvolti in passioni umane, ma siamo condannati a comprendere il tutto

e

Premesso che non è certo questo il luogo di ciarlare dell’adorato politicame e che perciò eventi del genere si verificheranno molto raramente,

E’ molto gettonata (circa 15mila euro al mese), di questi tempi, la filastrocca “no alla politica dell’odio, no all’antiberlusconismo fine a sé stesso, dobbiamo trattare coi nostri avversari politici (pluralia maiestatis)”.

Chiederei gentilmente il perché. Perché bisogna trattare con un aspirante dittatore? Perché non si può odiare o antiberlusconeggiare un ducetto?

Risposta: perché siamo in una democrazia.

Chiosa: Siamo in una democrazia malata. Glissando su molti e profondissimi dubbi riguardo la radicatezza del nostro attuale sistema democratico, o occidentale in genere,stabiliamo che oggi Berlusconi sia il nostro unico problema. Non solo, fingiamo anche che il problema sia solo legato agli aspetti giudiziari e morali di Berlusconi, senza badare al fatto che sia un imprenditore e possieda le tre più seguite emittenti televisive nazionali private.

Impostiamo dunque la resistenza, lo scontro, esclusivamente su questo flusso (ingente e variegato, per carità) di scandali. Meglio ancora, andiamo a combattere (anche se una volta in guerra si dimagriva) nel campo del nemico, facciamo programmi televisivi, urliamo, scriviamo giornaletti, gossippiamo. Chiediamo ai politici di opposizione “carisma”, e non capacità dialettica, né tantomeno perizia o ideologia. Un giorno gridiamo “vorresti farti rappresentare da un mafioso”, il giorno dopo “da un puttaniere”, poi “corruttore”, poi “pedofilo”, poi “massone”. Generiamo nel popolo la scandalizzazione. La scandalizzazione, purtroppo, appartiene al campo delle passioni. E come tutte le passioni (tranne l’amore matrimoniale) è destinata a scemare. Ciò che ne resterà sarà solo la scusa ideale per approdare al più improvvisato, bieco e superficiale qualunquismo.

Ma dopotutto, sarebbe giusto chiederci, a chi stiamo urlando? Al rampante infimoborghese del novantesimo minuto. Che su queste basi, secondo noi, dovrebbe condannare il suo eroe, colui che gli dà la forza di continuare a fare pesi in palestra e la ceretta nel culo, metti caso la Ruota della fortuna si giri proprio dalle sue parti. Al cattolico della domenica di pasqua degli anni bisestili, uno che con lo scandalo ci convive (a conferma di ciò) da sempre. E’ evidente, ed evidenziato ricorrentemente dalla pagliacciata elettorale, che tutto ciò non gioverà.

Ma da dove nasce questo aberrante personaggio che frustra ogni nostro tentativo di interagire? Nasce dal Grande Fratello, cresce con Uomini e Donne di qualsiasi gradazione tra i due sessi aborigeni, crede in Verissimo, legge il Tg4.

E cosa fare allora? Scartato il suicidio, che comunque noi scriventi consigliamo almeno di valutare seriamente, che si elevi il discorso. Che si ripristini la logica. Che si restituisca il significante al significato. Si vada casa per casa a insegnare il linguaggio e la geometria sui quali fondare tutti i ragionamenti sui quali fondare la discussione politica. Se qualcuno potrà riscattarsi veramente, in tutte le sue funzioni, sarà solo in questo modo. Una volta riottenuti i propri mezzi discernitivi, gli risulterà evidente l’incompossibilità di un imprenditore/plasmatore di ominidi e un incarico di governo in una democrazia. Sarà allora la sua stessa ragione a costringerlo a odiare il paradosso. Sarà la sua stessa ragione -senza aver bisogno di sapere di Ruby, D’addario, Mills, Mangano, Bunga, Bondi, delegando anzi la magistratura ad interessarsi di tanta povertà spirituale- ad obbligarlo a odiare il presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

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