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Partriti

I numeri erano già tutti lì. Zero correva veloce però, perché anche lui, come tutti gli altri numeri e affini, era stato chiamato a partecipare.
Era molto in ritardo, e quando arrivò, il numero Diciassette già proclamava sguaiato: “Chi blablabla metta il dito quassotto!!!” Zero era molto affannato, ma lo stupore per un attimo gli asciugò il sudore, facendogli pensare: “Che bello, mi ricorda quando andavo all’asilo”. La scena continuava, e Zero era ancora dietro una massa di numeri attoniti nel guardare i due sfidanti. “E chi blablabla metta il dito quassotto!” Era passata una Frazione di secondo, una bella squinzia, e tutti i numeri che circondavano Zero si erano sparpagliati e poi riuniti attorno ai due enormi numeroni, che ora li tenevano sotto la loro mano come due grandi cucciolate. Esordì Novanta questa volta: “Noi saremo i Più.” La cucciolata di fronte rispose con un brusio generalizzato, che si tradusse in una rilassato controcanto di Diciassette: “E noi saremo i Meno.”

Tutti i numeri si calcolarono rapidamente, e notarono che in effetti i Più erano un po’ più dei Meno. Anzi, i Meno erano decisamente meno dei Più. Zero non si calcolava, ma era rimasto a guardare, proprio come faceva all’asilo. Novanta venne al Punto, che gli reggeva il microfono: “Noi siamo per l’abolizione delle Equazioni! Non è ammissibile che se un numero si calcola bene e meglio di un altro esso continui a stare in questa assurda relazione con un numero cretino!” Gli Assiomi intanto fungevano da servizio d’ordine, e non facevano altro che spingere i numeri dei Domini dietro il culo dei rispettivi capi. Zero iniziava a capirci qualcosa. “A bbuffone! Noi le Equazioni le continueremo a finanziare, fino a che saranno in grado di rimediare alle difficoltà delle Frazioni e dei Decimali! Piuttosto, limitate le Funzioni, che non aiutano quei numeri che nascono negli Insiemi più poveri!” Zero continuava a capire.
Era praticamente rimasto al centro della piazza Euclidea, solo, immobile, e muto. Si levò una voce dal Dominio dei Più: “Zero! Devi scegliere a quale Dominio appartenere!” “L’asilo” si confermò Zero, che timidamente prese la parola: ”Emeriti Numeri, non vorrei deludervi, ma ora sono molto perplesso, sebbene abbia le idee mooolto chiare. Ad  esempio, mi sembra che le Equazioni non siano giuste senza le Funzioni. Non so, forse esiste un modo per sostenerle entrambe…e poi…ho delle idee un po’ schizoidi ora che ci penso…penso ad esempio che una Variabile, anche se ancora non denota nessun numero reale, non debba essere soppressa. Non solo, ho fortissimi dubbi sul fatto che due numeri Pari, e non un numero Pari e un numero Dispari, possano accudire al meglio una Potenza…ma queste sono solo poche delle Ipotesi che coltivo…ah ecco, a proposito…temo quegli Assiomi che vi spingono..rivaluterei molto le Ipotesi che curo ogni giorno nel mio giardino…detto questo, non saprei proprio dove collocarmi…”.
Ormai fiducioso,  Zero proseguì: “Supponiamo – Novanta non usava esordire così, e nemmeno Diciassette –  che io ora metta il dito sotto Novanta. Allora devo darmi a tutti gli Assiomi di Novanta, e pensare solo con la spinta di essi. Ma io non sono d’accordo con tutti gli Assiomi di Novanta, e nemmeno con tutte le sue attuali proposte; ne segue che io non posso mettere il dito sotto Novanta.  La stessa dimostrazione vale per Diciassette, che lo sappia, che pure se comanda i Meno e conta di meno, non mi intenerisce…”. Detto ciò, abbandonò la piazza.

Zero si era sentito impeccabile. Dopo il discorso, fiero, si era pure tatuato sulla spalla C.V.D.. Ora  però vagava per il suo Insieme, piuttosto aristoborghese, con il suo cane Lemma, lentissimo, e si convinceva sempre di più che quei due Domini erano la naturale deduzione di un sistema formalizzato, di cui piazza Euclidea era solo uno simpatico Esercizio. Tutto gli appariva giusto. D’altronde, pensava, siamo in matematica. Si scandiva allora che i Domini erano i-ne-vi-ta-bi-li; che i numeri avrebbero continuato a raggrupparsi, a farsi tanto tanto calore, e ad adagiare il loro bucio sui sempre più palestrati Assiomi.  Avrebbero continuato sì a coltivare lunghi canneti di Ipotesi, ma solo per poi fumarseli, giustificandosi: “Perché le Ipotesi te salgono troppo, zzì”. ‘Zzì’, dicevano.

L’unica domanda a cui Zero non riusciva ancora a dare dimostrazione era: “Io, Zero, che cosa xyzzo devo fare?” Suonava semplice.

Poi un giorno, uscito dalla doccia, guardandosi lo spazio vuoto che gli stava nel centro, capì un po’ tutto.
Anzi, forse lo aveva sempre saputo.

Lui era lo Zero, e lo Zero, in matematica, non deve fare la differenza.

Per Simone Weil,
Smarks

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