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La legge sull’aborto spiegata ai bambini (che ce l’hanno fatta)

ovvero: sull’impossibilità di dire – su questo argomento – “è una tragedia, ma è giusto che sia legale”, oppure “per me l’embrione è vita, ma lascio libero chi la pensa diversamente di agire come crede”, e altri gustosi ossimori.

Carissimi bambini, procederemo adesso ad una rapida disamina formale della legge 194/78 della Repubblica Italiana, cercando di verificare se, qualora, eventualmente forse, vi si trovino dei vizietti di carattere logico.

Dunque, schematizzando l’ampia rosa delle opinioni ma mantenendo un margine di errore inferiore allo 0,000001%, cioè le inschematizzabili opinioni dei signori politici, ci sono due linee di pensiero. Secondo la prima l’embrione umano non è vita (o non lo è pienamente) (eh?), e questo significa che non lo è né il primo giorno del concepimento, né tre mesi dopo, né in nessun momento prima di uscire dal grembo materno. È la mamma che finchè ospita al suo interno l’embrione, cioè fino al parto, ha piena sovranità su di esso (affermazione che equivale spiccicatamente a quella più graziosa che recita “l’embrione ha dei diritti ma ne ha meno della mamma”, visto che l’insieme “dirittidell’embrione” è strettamente contenuto nel più vasto insieme “dirittidellamamma”.)

La seconda fazione invece -per qualsiasi motivo la cui natura, sia essa religiosa o sociale o scientifica o sciamanica, non ha nessuna importanza- pensa l’esatto opposto: l’embrione è, fin dal concepimento, cioè dall’istante successivo alla fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo, una vita umana, degna di godere degli stessi diritti della mamma, del papà, dello zio e di qualsiasi altro essere umano. Per costoro l’aborto ha la stessa identica gravità, ed è paragonabile sotto quasi tutti gli aspetti, all’omicidio.

A favore dei meno arguti, o dei meno avvezzi al ragionamento, o dei non italoparlanti, apriremo ora una piccola parentesi sul significato della parola compromesso. “Compromesso”, dal greco “compromesso”, dal latino “mettere compro”, dall’italiano “Capezzone”, è un punto di incontro a cui pervengono due parti inizialmente belligeranti, ove ci sia un -anche minuscolo- terreno di -anche minima- convergenza dove stabilire il suddetto.
Per fare un esempio, se Marco vuole un leccalecca al cioccolato, e Luigi lo vuole alla banana, nonostante possano averne solo uno possono arrivare al compromesso di prenderlo al gusto “banana e cioccolato”.
Ma, posto che Marco voglia un leccalecca sferico e Luigi cubico, domanda: ha senso inventare un solido chiaramente diverso sia dal cubo che dalla sfera, che ricordi lontanamente, goffamente, populisticamente entrambi?
La risposta era “No”.

Tornando alla questione dell’aborto, le due correnti giungono ad un punto in cui la situazione va chiarita attraverso una legge, la quale teoricamente avrebbe dovuto essere almeno concorde alla volontà della maggioranza della popolazione (per rendere la questione ancora più semplice di quanto già sia, non consideriamo l’influenza che dovrebbe avere, ad esempio, la Costituzione).
Morale (?) della triste favola, l’aborto è legalmente praticabile solo nei primi tre mesi di gravidanza, o al massimo nei primi sei nel caso in cui la donna o il feto bla..bla sempre dietro consultazione bla..bla.

Pensierini:
Se io eventualmente pensassi che l’ebreo sia una persona, dovrei forse permettere a Luigi, nazista, di uccidere qualcuno o qualcosa che io ritengo qualcuno e che ha gli stessi unici diritti miei e di Luigi? A fronte di questa barbarie, che beneficio mi potrebbe recare il fatto che Luigi uccida solo gli ebrei più deboli, i più storti, o comunque solo quelli che non hanno compiuto 33 anni?

D’altro canto, se io, abortista e cerettista, non credessi che l’embrione sia più di un mucchietto di cellule esattamente come un mio pelo addominale, accetterei mai che Marco decida quando posso strapparmi il suddetto pelo della pancia, o se è necessario che sia un pelo incarnito per strapparmelo dopo la prima scadenza? Potrei mai, ogni volta che devo cerettarmi frettolosamente la mattina, passare prima a casa di Marco perché deve provare a convincermi sul fatto che in effetti lui a quel pelo ci tiene tanto, alla fine un pelo è sempre un pelo, e poi la gente glabra lo adotterebbe immediatamente, e i pelati comunque non lo butterebbero in questo modo barbaro,
e tc.?

Io no, però a ben vedere, se la mia posizione di persona nata, in entrambe le visioni, risulta evidentemente privilegiata solo e solamente grazie alla incivile (in senso letterale, cioè precivile) legge del più forte, e quindi tutto sommato effettivamente anche qualora la legge non raggiungesse proprio la perfetta circuitazione logica di un discorso, sarei tendenzialmente portato comunque a sbattermene il cazzo, allora forse sì.

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