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untitled #3

(tratto dalle interviste di sempre)
-Ad un certo punto, non so, è venuto qualcuno. È avvenuto qualcosa. Tutta la potenza che avevamo, che aleggiava, che c’era e lo sapevamo, beh tutta questa potenza è stata sussunta, riassunta, inscatolata, imbottigliata,murata, armadiata, cassettata, molta cestinata. La più immane, (ed era la più immane),è stata ridotta ad oggettodicriticapositiva.

-Io non so bene, ma da quel momento è stato diverso. Prima eravamo immersi nella natura, eravamo cose tra le cose, anime ed animali, senza occhiali da luce, senza plexiglass antiproiettili. Se succedeva qualcosa sotto i nostri occhi o sotto le nostre orecchie o sotto i nostri polpastrelli, il cuore se ne accorgeva. Accelerava, o decelerava, o si fermava.
Poi invece, non saprei veramente dirle come, smettemmo. Iniziammo a parlare, discutere, disquisire, «di’ “squisito”! », dibattere, divergere.
Ma niente, e dico niente, potè mai più sfondarci, sconvolgerci, stuprarci, nè anche solo distrarci.
Niente veniva riferito più al tutto, posso assicurarglielo.
Per ogni cosa veniva trovato il suo posticino, da qualche parte, solitamente anfrattini, angolini, sottoscalini.
Niente fu mai più troppo grande.

-Alcuni lo chiamano imborghesizzazione dell’arte. Altri lo chiamano inartismo della borghesia. Uno disse addirittura che if we admit that human life can be ruled by reason, then all possibility of life is destroyed.

-Io le chiedo solo una cosa: le è mai capitato, negli ultimi secoli, di vedere un umanoide a cui si pieghino le ginocchia davanti al peso di qualcosa di veramente pesante?

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