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Favole per anziani #5

Una notte sognò la rivoluzione. Era lì davanti a lui, perfetta, integra.
Si guardarono soddisfatti. Sazi. Finalmente si possedevano.

La mattina si alzò con le idee chiarissime. Voleva fare qualcosa. Innanzitutto si inventò un linguaggio, che potesse vagamente veicolare quel sentimento. Poi istituì un’organizzazione, organizzò un’istituzione, ordinò e coordinò, divise ruoli, arruolò divise.

Quindi andò, per le strade e per le piazze, per i campi, per i nomadi, per le case e per le cose del mondo, ispirandosi, o volendosi ispirare, o avendo voluto volersi ispirare a quello che -appena la notte prima- aveva conosciuto così intimamente.

Distrutto, tornò a letto.

Se avesse anche solo provato a paragonare la tiepidezza dei risultati storicamente raggiunti, al calare della sera, col calore della rivoluzione, quella notte non sarebbe riuscito ad addormentarsi.
Non si sarebbe più ritenuto degno di accogliere, eventualmente, un’altra volta, un altro sogno.

 

Fare è limitarsi a fare.

 

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