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Autobiografia di un lavoratore intellettuale

Autobiografia di un lavoratore intellettuale dell’epoca post-postista.

Mario Rossi scrive in terza persona per dare un tocco di spensieratezza e irrealtà alla descrizione di sè, ahisè realmente esistente.

Mario Rossi, in “arte” “Mariossi”, nasce in un paesino dell’Emilia Romagna, o ultimamente anche di Puglia/Basilicata/Sardegna, e vive a Milano. Vive è una parola esagerata, diciamo “sopravvive”, aggiungendo subito che è troppo anche questo, quindi “soprasopravvive” e così via.
Per lavoro (mai usare questo termine se non nell’epiteto lavoroprecario) fa degli hobby banalmente stravaganti, ma mangia grazie alla moglie che stravede per lui a causa della formazione culturale imteriale (da non dire), grazie alla attardantesi paghetta dei genitori in quanto figlio unico o al massimo doppio (da non dire), e grazie ai soldi che talvolta gli versa il/la webzine, che parola di merda, per la quale scrive (da accennare superficialmente e finto-scontentamente).

Mariossi non ha figli, non sarebbe un buon padre. A volte non lo è neanche per sé stesso. (Non ha senso, ma dirlo).

Mariossi ama elencare le cose che ama, ma anche dire “ma anche”, e poi (“e poi”) il cornicione della pizza, l’odore delle nevicate primaverili, le buoneserietelevisiveamericane, (“Ah, le vecchie buone serie televisive americane di una settimana fa”) (tra l’altro immediatamente identificabili nell’immaginario comune imteriale, e immediatamente distinguibili dalle riprovevoli cattiveserietelevisiveamericane), spulciare il giornale da cima a fondo compresiglioroscopi compresiinecrologi, ammirare i gatti neri mentre gli attraversano la strada davanti tanto ormai […] (fare dell’ironia proseguendo a piacere la frase), cacare leggendo Topolino.

Se non si fosse capito dal fatto che è un intellettuale dell’epoca post-postista, Mariossi non può fare a meno dei gatti. Gli piacciono di tutti i colori, di tutte le razze e di tutte le religioni. (Mariossi intende chiarire a tutti di volersi lasciare alle spalle i luoghi comuni, per esempio anche quello sui cani che sono molto più affettuosi dei gatti che invece sono fredde sanguisughe opportuniste viscide) (anche quando questo fosse un fatto vero e comodamente verificabile da tutti).

(Varie ed eventuali).

 

Autobiografia di un lavoratore intellettuale onesto dell’epoca post-postista.

Mario Rossi vorrebbe scrivere un’autobiografia “banale”, vecchio stile, spinto dalla voglia di distinguersi dagli altri lavoratori intellettuali. Ma già la voglia interiore di distinguersi in questi ambiti effimeri lo fa ricadere in trappola. Lo fa ricadere nel tragico movimento circolare del suo tempo. Ah, il suo tempo. Ah, il terzo uomo. Mario Rossi non sarà mai un’opera d’arte. E’ per questo che si impegnerà nell’unico campo a lui, uomo del post-postismo imteriale, rimasto. Il metateatro.

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