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L’innaturale processo di polipartizione – Favole per anziani #6

Era così facile fare il tema della mano destra. Chiave di violino, pochi calcoli, poche biforcazioni degli occhi. Aveva anche una sua bellezza, forse un po’ puerile, quella musichetta semplice. Molta soddisfazione con poco sforzo. Anche davanti agli amici, che non si intendevano affatto di musica, bastava far sentire quello per sembrare un gran pianista.

E invece no. Sapeva che una mano sola non bastava, che il motivetto principale non era lo spartito intero. Lo spartito intero esigeva almeno due mani, se non quattro, se non otto. E suonarlo esigeva uno sforzo mostruoso, sovrumano. Avere occhi per ogni pentagramma, e analizzare gli impulsi visivi di ogni pentagramma con parti differenti del cervello, ognuna impostata su una chiave. E sovrapporre tutto, senza mischiare, e gestire i nervi motori di due mani e due piedi ognuno impegnato in un movimento diverso dagli altri. E poi una memoria incredibile, pagine e pagine da imparare, ma anche la capacità di rielaborare ad ogni esecuzione tutte quelle note, e reinterpretarle a seconda dello stato d’animo, dell’atmosfera, del pubblico, di tutto.

Eh sì, per raccontare il suo spartito servivano moltissime cose. Poteva anche avere la mano destra più agile del mondo, ma quella da sola non sarebbe servita a nulla, sarebbe stato solo un tecnico. Magari con quella e un testone riccioluto poteva andare a fare il buffone in qualche show televisivo di avanspettacolo, ma la cosa non lo interessava granché, e poi i capelli li aveva lasciati quasi tutti sotto lo sgabello.

Ebbene, ora aveva perso tempo e capelli, però almeno li aveva persi bene perché riusciva ad eseguire il suo spartito. Ma in realtà era ancora poco, la cosa non lo soddisfaceva appieno, e sorrideva di un riso amaro, consapevole. “Perché un singolo spartito è ancora un pezzettino in un’orchestra sterminata, fiati, archi, percussioni, solisti, tutti intenti a descrivere le varie sfaccettature dell’intera sinfonia. E seguire tutti questi elementi, raccordarli e unirli in un unico grande movimento è impresa ardua. Saper leggere mille informazioni insieme, e riuscirle a recepire e ritrasmettere ognuna secondo un certo punto di vista, è cosa da pochi. Ri-ottenere l’unica verità, ri-produrre la bellezza,
ri-comporre un’opera d’arte, è una cosa da maestri. E di maestri ormai ne nascono pochi e ne sopravvivono pochissimi, e di quelli che muoiono si conservano solo le bacchette. Le quali però, senza maestria, diventano bastoni.”

 

Non deconcentratevi su una sola cosa, “una cosa per volta”. Concentratevi attentamente sul tutto, tutto insieme. Dilaniatevi contenti.

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