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La disinformazione ci ha dato un bel mestiere

Finchè cultura e informazione verranno sempre più allontanate e contrapposte. Finchè l’informazione sarà sempre più nozione, e la cultura sempre più pippa mentale. Finchè la coscienza sarà lavabile anche solo con la mera conoscenza di meri accadimenti. Finchè i fatti verranno freddamente elencati dai giornalieri mediatici, apparentemente senza nessun legame di causa-effetto. Finchè ci scandalizzeremo dei fatti e saremo talmente accecati dallo spettacolo da non riuscire a meditare. Finchè i suddetti giornalieri, e le loro basi teoriche, useranno come arma bianca l’utopico paradigma mentale di “obiettività d’informazione”, e l’uditorio non si ribellerà a questa paradossale messinscena.

Non sarà possibile dubitare delle fonti. Saremo sempre e solo recipienti, vuoti ma anche informi, pronti ad accettare qualsiasi dato. Menti amebiche continuamente riplasmabili. Non avremo nessuno criterio –né motivo- per sospettare, indagare e approfondire. Verremo schiacciati dalla macchina mediatica del potente di turno, perché non avremo nessuna base culturale attraverso cui filtrare e valutare le sue innumerevoli ‘informazioni’. Ci rilasseremo nella scusa del limite umano della conoscenza, dimenticandoci della nostra illimitata capacità di comprensione.

Informarsi non è già resistere.

Capire è sapere e pensare. E, forse, capire è già un po’ resistere.

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