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Sul diritto alla sicurezza – Favole per anziani #7

Ciao, sono un bambino.
Mio padre faceva il giornalista.
Mia madre la professoressa alle scuole medie.
Mio padre da piccolo era uno scout, poi ha lasciato.
Al lavoro si interessava di politica interna.
Legami istituzionali, accordi tra partiti, mazzette, brogli, scandali sessuali.
Mia madre a messa lasciava sempre 5 euro di offerta, sperando che andassero al parroco piuttosto che ai “poveri”.
Era una signora molto distinta.
Da piccola era andata a scuola dalle suore.
In spiaggia comprava spesso collanine e asciugamani dai marocchini. Però tirava sempre sul prezzo, a volte anche per ore, a volte anche per gioco.
Poi quando questi se ne andavano, parlando con le amiche sotto l’ombrellone, diceva “questi marocchini mi fanno paura, dovrebbero tornare al paese loro”.
Mio padre e mia madre erano amanti dell’ordine, di quest’ordine. Perché attraverso l’ordine riuscivano a sentirsi “sicuri”.

Mio padre e mia madre sono morti l’anno scorso, in un attentato.
Erano da Feltrinelli, stavano scegliendo un libro da regalare allo zio.
Poi un signore, alla cassa, è saltato in aria, e loro anche.
Nessuna rivendicazione, nessun filmino, nessun volantino, nessun youtube né al-jazeera.

Però il signore era iracheno.
Aveva un bambino e una bambina. 
Erano morti tutti e due, inseme alla mamma e ai nonni, durante un bombardamento nella guerra del 2003.
Il signore aveva provato a “ricominciare”, ma non c’era mai riuscito.
Il suo mondo interiore gli era stato asportato, quello esterno glielo avevano cambiato.

Io quando sarò grande non vorrò sentirmi “già sicuro”, perché la sicurezza non è un diritto.
La sicurezza è un diritto quando vige la giustizia.
E se la giustizia non è di questo mondo, è sciocco pretendere che vittime e carnefici vadano sottoposti entrambi alla stessa “giusta” legge.
Caro signore iracheno, nessuno tra i miei familiari ha bombardato la tua casa uccidendo i tuoi familiari, ma nessuno dei miei familiari ha mosso una foglia perché ciò non si verificasse.
Perciò io da grande non vorrò, non potrò sentirmi pienamente sicuro.
Io da grande spero solo di riuscire a rendere un po’ più giusto il mio sentirmi un po’ più sicuro.

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