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Sulla geopolitica come scienza

L’insostenibile leggerezza dell’essere intellettuali ‘moderati’. Per un uso serio della scienza geopolitica

 

Dopo decenni di silenzio, è recentemente tornato di moda presso il ceto – più o meno – intellettuale riempirsi la bocca della ‘geopolitica’. Come ogni fenomeno di moda, però, viene spesso e volentieri tradita nella sua sostanza scientifica, e viene usata come mero ornamento, accessorio altisonante, che copre l’oratore di un certo fascino senza implicare particolari conseguenze né richiedere condizioni di utilizzo.

È la geopolitica da bar sport, “vera, per carità, ma fino a un certo punto”. Ove il certo punto è rappresentato da quelle altre categorie, del pensiero e molto spesso del ‘cuore’, ai quali in pochi si sentono ancora di rinunciare. Un po’ come la superstizione: tutti sanno che la sfiga non esiste, eppure pochi rinunciano ad una grattatina apotropaica quando si verificano eventi nefasti. Mutatis mutandis, il meccanismo psicologico che scatta contro la validità radicale – per definizione di scienza – delle analisi geopolitiche, a vantaggio di credenze fedeli o generici sentimenti, è esattamente uguale. Perché quello che gli intellettuali “superstiziosi” dimenticano, è che avere a che fare con una scienza significa abbracciarne tutta la portata: la geopolitica, come la biologia e la matematica, funziona univocamente. Come la scienza, è in continua evoluzione, ma i modelli esistenti verranno solo integrati e implementati, mai reinventati ex-novo. Come la scienza, non richiede né permette atti di fede sulla sua sequenzialità: parla a tutti, nessuno escluso; chi non ascolta, è ignorante.

D’altro canto, in quanto scienza non dà giudizi di valore, ma solo di forma. È come una macchina: per quanto potente e veloce, siamo noi a decidere punto di partenza e punto di arrivo. E ogni scienza è una macchina priva di contenuto morale. La biologia, ad esempio, ci fornisce determinate leggi che regolano la riproduzione delle cellule cancerose, ma sta al medico (attraverso la biologia) scegliere se guarire l’organismo o lasciare che venga invaso dal tumore. Questa scelta, prettamente ‘etica’, potrebbe sembrare banale, ma nella metafora geopolitica non lo è affatto. Quello che invece deve essere chiaro, fino a diventare ‘banale’, è che il medico deveessere consapevole e responsabile delle conseguenze, le quali, in virtù delle leggi che la scienza gli ha fornito, saranno unicamente funzione della sua scelta. Riportando la questione ai nostri giorni, l’unico aspetto geopolitico su cui si può seriamente discutere, evidentemente non riguarda la geopolitica in sè, ma la politica e l’ideologia, perchè mira alle premesse: Cosa è bene e cosa è male? Cosa è vita e cosa è morte?

Se siamo d’accordo sulle premesse, allora dovremo naturalmente essere d’accordo anche sulle azioni da intraprendere, perchè quelle le stabilisce la macchina geopolitica. Se concordiamo tutti sul fatto che il neocolonialismo, il consumismo sfrenato, l’Impero occidentale, siano facce di un sistema basato sullo sfruttamento, sull’ingiustizia, sull’imbarbarimento culturale, sull’appiattimento conformista verso il basso, allora la soluzione è il multipolarismo. E questa non è un’opinione, è la scienza a stabilirlo. Se pensiamo che questa situazione economico-politica sia globalmente insostenibile, perchè per ogni casa costruita in una parte del mondo dieci ne deve distruggere dall’altra, per ogni diritto umano elargito in diretta tv dieci ne deve schiacciare dietro le quinte del terzo mondo, per garantire ad uno la libertà di essere obeso costringe dieci alla fame nera; se condividiamo queste premesse, allora ogni secondo che indugiamo in questo soffice stallo ci rende criminali, e l’unica redenzione è nel perseguimento di reali obiettivi per uscirne. Se consideriamo l’imperialismo nordamericano, oggi, come il più grave e il più profondo dei mali, allora la geopolitica ci indicherà la via.

Viceversa, se partiamo da premesse diverse, si abbia il coraggio di ammetterlo. È legittimo, purchè sia manifesto e coerente. Perchè quello che proprio non può essere permesso, cari intellettuali “superstiziosi”, è il cerchiobottismo con cui condividete sbrigativamente l’analisi iniziale, ma non ve la sentite di seguire fino in fondo le conseguenze, in nome della Sacra Moderatezza e del profano – e inconscio, nel migliore dei casi – gongolarsi sopra il filo del vostro limbo beato. Ma tutto ciò, con ogni comprensione del caso, non può più essere permesso all’interno di un discorso onesto e serio. Piuttosto, sarete guardati col sorriso sarcastico e un po’ compassionevole di chi vede una signora, magari un po’ anziana, che passando sotto una scala si affretta a toccare un salvifico pezzo di ferro.

Carne da cannone: e il cannone non è neanche il vostro.

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