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Meta-berlusconiana-stasi

Berlusconi fa schifo: sesso, droga, Apicella, blablabla. E questo ce lo dicono tutti, Berlusconi compreso.

Ma fino a che profondità il ‘berlusconismo’ è penetrato nel nostro tessuto mentale? Chi può dirsi salvo?

In questa breve trattazione, chiameremo Berlusconismo Silviano (BSi) il fenomeno più “sputtanato” (si perdoni l’allusione): gli scandali sessuali, i collaboratori mafiosi, le corruzioni. Il Berlusconismo Subdolo (BSu) sarà invece quello più profondo: in buona sostanza, l’intreccio dei poteri mediatico economico e politico, insieme a tutto ciò che da questa unione è scaturito.

Un’altra scomponibilità dell’era Berlusconi riguarda i piani attoriali: da un lato c’è l’aspetto attivo, ovvero B. stesso, la sua persona e tutto il suo impero; dall’altro quello passivo, il contesto internazionale e italiano, dove mentre  il primo vedeva il blocco sovietico sgretolarsi davanti al colosso nordamericano, il secondo ammucchiava ciò che rimaneva dei vari apparati ideologici (già in profonda crisi), li gettava in un’unica brace transideologica e li dava in pasto alle fiamme del processo Mani Pulite.

Quello che è avvenuto durante l’era B., e quindi non solo per B. ma per tutto ciò che ci circondava e ci attraversava, è stato un generalizzato crollo delle vecchie ideologie, accompagnato (e accelerato dalla propaganda berlusconiana) da un’iniezione di sfiducia verso l’ideologia in sè. Ma come si fa ad avere sfiducia dell’ideologia? Si può prescindere dall’ideologia? In fondo, che cos’è l’ideologia?
Sono i nostri occhiali spaziotemporali, il filtro che abbiamo davanti alla corteccia cerebrale e attraverso cui percepiamo tutto il mondo. Illudendoci di poter togliere il filtro, e di accedere così alla ‘vera sensibilità’ delle cose, cediamo inconsciamente al monopolio culturale di chi ha creato negli anni filtri sempre più sottili (leggi subdoli) attraverso la tv, i cartelloni pubblicitari, internet, e tutto ciò che compone la categoria “media”.

L’apparente e sponsorizzatissima negazione di questo filtro, in realtà imprescindibile e im-mediato, è ciò che di più grave è successo negli ultimi venti anni. E se è vero che oggi non tutti vedono Uomini e Donne, o in molti vantano (quasi fosse un merito) un certo astio verso il Tg4, è molto meno vero che siamo sopravvissuti alla crisi ideologica.

Un esempio palpabile della contaminazione anche tra le file degli àristoi antiberlusconiani è che la maggior parte di essi, in questi giorni di paventato ‘ritorno in campo’, è prontamente tornata a urlare varie e variegate frasi, tutte perfettamente sintetizzabili in “Siamo antiberlusconisti. Tutto è meglio di Berlusconi. Vogliamo Monti”.

Analizzando questa posizione, emergono molte problematicità:

1)“Siamo antiberlusconisti. Ci autoetichettiamo subito: siamo dalla parte della ragione; siamo quelli che almeno sotto qualche aspetto ce l’hanno fatta (in questo caso si suppone sia quello culturale).
Abbiamo realizzato l’italian dream, ovvero un american dream ridimensionato sui confini di un liquido apprezzamento via social network di qualche facile status ironico “su quel vecchio puttaniere”.
Il nostro antiberlusconismo è così prioritario che andremo anche a Mediaset o sui libri Mondadori a sbandierarlo.”

2)”Tutto è meglio di Berlusconi. Non vogliamo neanche parlarne, la politica si fa con gli slogan, anche perchè per argomentare sono richiesti tempo e conoscenza, lussi che in questa postmodernità non vogliamo nè possiamo permetterci.”

3)”Vogliamo Monti. I sacrifici sono necessari, la crisi è mondiale, la luce è in fondo al tunnel. Rinunciamo pienamente alla nostra sovranità, sul nostro paese ma innanzitutto sulla nostra persona e i suoi strumenti cognitivi. Rinunciamo alla ricerca della verità, abbracciamo parole altrui e le cavalchiamo ferocemente senza mai chiederci nulla sulla fondatezza di questi millantati problemi e sullo schema ideologico con cui si cerca di risolverli.”

Piccole epifanie di una grande tragedia sommersa: un popolino che per seguire la moda dell’anti-BSi, si trova a camminare precisamente nel percorso preparatogli dal BSu.
E Berlusconi questo lo sa: c’è addirittura l’ipotesi che la minaccia del suo ritorno dovesse servire solo come spauracchio per quelli che ipotizzavano un futuro prossimo diverso da un ‘perseverare tecnico’.

Certo, probabilmente questa è solo una fantasia complottista, ma resta il fatto che se riconosciamo che il vero trauma che B. ha inflitto all’Italia riguarda il BSu, allora questoantiberlusconismo montista fa ridere.
Se c’è qualcuno che ha criticato il conflitto di interessi di B. e non si accorge di quello di Monti, allora è un subumano. Se c’è qualcuno che valuta il proprio governo in base a criteri di sobrietà o presentabilità, allora è un demente. Se c’è qualcuno che crede che non bisogna esprimere il voto popolare per non spaventare i mercati, allora è un analfabeta.

Qualsiasi posizione ragionata non può prescindere dall’assunto che l’unico antiberlusconismocosciente è quello che rifiuta non il Berlusconi delle puttane, ma il Berlusconi del ‘nulla’, il BSu, e con lui tutto l’esercito del ‘nulla’, che va da Renzi a Monti ad Alfano passando per tutto l’arco parlamentare.

Non è facile ricominciare da ‘qualcosa’, ma prima o poi lo si dovrà fare.
Nel frattempo, nessuno dovrebbe dirsi contento di parteggiare per una sfumatura di ‘nulla’ più rosea, perchè la sostanza è la stessa che ha generato la crisi a tutti i livelli, e la sfumatura, semplicemente, non è.

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