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de antarchia

Cari anzianini, vi racconto una storia.  C’erano due volte, una a testa, due gemellini  che appena nati persero i genitori in un brutto monolocale stradale. Fortunatamente i servizi antisociali dell’epoca funzionano perfettamente, e i due vennero subito adottati.

Il primo andò in una famiglia che non aveva potuto avere figli propri -la casa era sterile-, c’era solo una mamma, di nome Televisione, e un papà, -che però dall’aspetto sembrava un nonno, mentre in realtà era almeno il nonno del papà di un nonno-, che non si chiamava né tantomeno lo chiamavano col suo nome. Dunque, il bimbo cresceva sotto gli occhi attenti della Televisione, mai troppo severa, sempre presente e zelante, insomma, una brava mamma. Il papà, o il nonno del bisnonno, insomma il vecchio senza rughe, non si faceva mai vedere, sembrava quasi si disinteressasse del nuovo arrivato. Solo una volta, gli fece un regalo, una orribile tuta da soldatino, evidentemente già usata da millenni, abbinata a degli occhiali da luce, cioè con delle magiche lenti per vedere buio. Unica piccola clausola, i regali, una volta indossati, non andavano tolti, ma solo per i primi tempi. Giusto i tempi di fare le uova, insomma.

L’altro gemellino, stessa storia. Altra famiglia ma identica, perché in effetti a quei tempi vanno di moda così, e poi erano talmente disponibili nelle adozioni che non c’è proprio motivo per lamentarsi. L’unica differenza fu che questo papà, anche lui vecchissimo e senza rughe, regalò al figlio un vestito diverso, seppur altrettanto brutto: una divisa da manifestante. E ovviamente degli occhiali, però stavolta occhiali da intellettuale, cioè con, al posto delle lenti, rivolti verso l’interno, degli specchi.

C’era una volta, ma stanno rifacendo delle repliche in questi millenni, una manifestazione. Una manifestazione, nonostante il termine, è un rito dove un gemello e l’altro gemello si incontrano. Uno ha l’elmetto  da soldatino, l’altro il casco da manifestante. Uno indossa gli occhiali da luce, l’altro quelli da intellettuale.

Qui si chiude la favola. Da qui inizia la storia.

La storia esige che i due gemelli non si tolgano gli occhiali, non si riconoscano dagli occhi lucidi dentro i vestiti opachi. Non alzino lo sguardo verso la telecamera, non salutino i loro genitori. Non capiscano che i loro padri, anzi il loro padre, perché è lo stesso, si chiama Potere e non è il loro vero padre. La storia impone che non si abbraccino fraternamente. Che non ridano, perché ormai riderebbero di loro stessi. E non si ride dei morti.